Credito, Garanzie
14/05/2020

Covid-19: garanzia pubblica sui prestiti bancari alle pmi e conversione in finanziamenti a fondo perduto. Un confronto tra Italia e US.

L’impatto del Covid-19 sull’economia si manifesta con particolare gravità rispetto alle piccole e medie imprese (c.d. “pmi”), che rappresentano – quantomeno in tutti i paesi dell’OCSE – la stragrande maggioranza delle imprese, del valore aggiunto e dell’occupazione. La sospensione delle attività per l’emergenza sanitaria ha determinato una drammatica perdita di reddito, rendendo indispensabile un sostegno immediato di liquidità per proteggere l’occupazione e la capacità produttiva. Rispetto alle imprese di maggiori dimensioni, le pmi presentano tendenzialmente livelli più elevati di vulnerabilità e una minore resilienza, con la conseguenza che è più breve il periodo in cui riescono a sopravvivere a simili shock di liquidità[1].

Per tali ragioni, i governi hanno adottato – e stanno ancora adottando – misure specificamente dedicate alle pmi. Nella prospettiva del loro finanziamento, in particolare, il principale intervento degli stati è consistito nel fornire garanzie pubbliche sui capitali che le banche possono concedere alle piccole imprese. Invero, disciplinare lo strumento della garanzia statale sul prestito bancario in una situazione di emergenza, richiede di bilanciare due esigenze in qualche misura contrapposte. E difatti, da un lato la necessità di liquidità è oltremodo urgente, per cui l’iniezione di capitale deve avvenire nell’immediato, eliminando il più possibile ogni tipo di filtro e favorendo gli automatismi delle procedure[2]. Dall’altro, un accesso quasi indiscriminato, con fondi dati a pioggia, non consente di indirizzare i finanziamentiverso i settori più in crisi o più produttivi. Al contrario, rischia di favorire fenomeni di adverse selection moral hazard, ad esempio finanziando imprese decotte a prescindere dalla situazione emergenziale,con un conseguente spreco di risorse pubbliche che non è accettabile in un momento di scarsità come quello attuale.

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Leggi il contributo completo pubblicato nell’Osservatorio “Diritto dell’Impresa dopo la Pandemia” (clicca qui

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