Saggi e Discussione
01/09/2020

Illegittimità dei Dcpm Covid: c’è un giudice a Frosinone? Quando il fine non giustifica i mezzi

Alessandro Morelli, Professore ordinario di Istituzioni di diritto pubblico, Università “Magna Graecia” di Catanzaro

La massima «il fine giustifica i mezzi», con la quale si usa indicare l’atteggiamento pratico del machiavellismo e del gesuitismo (benché non compaia, almeno in questa forma, né negli scritti di Machiavelli né in quelli dei gesuiti), indica un metodo inapplicabile nella democrazia costituzionale, in quanto incompatibile con i suoi paradigmi fondanti. In tale contesto, infatti, il fine di per sé non è sufficiente a giustificare i mezzi poiché la necessità di salvaguardare la pluralità dei fini da perseguirsi (in quanto previsti in Costituzione) e di quelli, comunque, perseguibili (in quanto non incompatibili con essa e con le leggi vigenti) esclude che si possa consentire l’uso di ogni strumento utile a raggiungere lo scopo verso cui si tende. Il pluralismo che connota tale forma di Stato impone un’attenta e costante vigilanza sulla natura dei mezzi e sul rapporto tra questi e i fini perseguiti nell’esercizio delle pubbliche funzioni.

I mezzi, oltre a essere leciti, devono risultare proporzionati, tali da non compromettere del tutto altri beni costituzionali che potrebbero essere danneggiati o sacrificati irrimediabilmente. È questa un’esigenza di cui tutti i titolari di pubbliche funzioni devono sempre tenere conto, anche in una fase di emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo.

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