Assicurazioni, Società
01/09/2020

Sempre più assicurazione nell’M&A

di Bruno Giuffrè, Country Managing Partner, David Marino, Partner, Angelo Borselli, Lawyer, DLA Piper

Con il mercato dell’M&A che a livello globale sconta le incertezze causate dalla crisi pandemica, l’assicurazione nelle operazioni di fusione e acquisizione e di straordinaria amministrazione in genere assume un ruolo sempre più rilevante.

Il settore - chiamato anche transactional insurance - ricomprende un’ampia varietà di prodotti assicurativi, con un grado di sofisticazione crescente, accomunati da un elemento: il trasferimento (di alcuni) dei rischi dell’operazione dal buyer/seller all’assicuratore.

In particolare, oltre alle ormai tradizionali polizze Warranty and Indemnity (“W&I”), che coprono i rischi derivanti dalla violazione delle dichiarazioni e garanzie contenute nei contratti di acquisizione, sono disponibili coperture delle c.d. contingent liability, che assicurano rispetto a rischi noti (ancorché non verificatisi e dall’incerta entità), da quelli di natura fiscale a quelli legati a contenziosi in corso o in via di instaurazione, e più in generale rispetto a rischi specifici della singola operazione, come quelli ambientali o di natura immobiliare.

Nella quasi totalità dei casi si tratta di polizze buyer-side in cui l’assicurato è l’acquirente, ma è dato riscontrare talvolta anche polizze seller-side.

I vantaggi che questi prodotti assicurativi presentano sono molteplici. Limitandosi a quelli più evidenti, il venditore (si pensi a un fondo di private equity) può in tal modo liquidare il proprio investimento riducendo al minimo il rischio di responsabilità post closing, mentre l’acquirente, ove si verifichi una violazione delle dichiarazioni e garanzie rese dal venditore, non dovrà preoccuparsi di agire contro quest’ultimo, ipotesi peraltro non sempre percorribile (si pensi ad una distressed sale).

Da un punto di vista strategico, inoltre, grazie allo strumento assicurativo l’acquirente rende la sua proposta di acquisizione più competitiva rispetto alle altre, in quanto riduce, se non elimina del tutto, la necessità di insistere in fase negoziale sugli obblighi indennitari del venditore. Sotto questo profilo, particolarmente interessanti, e per il momento più conosciute all’estero che in Italia, sono le c.d. polizze synthetic W&I, in cui la copertura assicurativa può anche prescindere dalle dichiarazioni e garanzie rese dal venditore, che potrebbero non essere affatto incluse nel contratto di compravendita, specie nel caso di distressed M&A, e si fonda su garanzie concordate direttamente tra acquirente e assicuratore, a seguito di una due diligence condotta dall’assicuratoresulla documentazione resa disponibile dal venditore.

Il fenomeno della transactional insurance è in costante sviluppo da quasi un decennio, anche in Italia, dove, dopo una partenza in salita, da tempo si riscontra un trend in crescita, registrato da tutte le principali analisi di mercato.

Nonostante il contesto attuale, non è da escludere un’ulteriore crescita per le W&I e più in generale per le polizze transactional risks. Se per alcune imprese la crisi da COVID-19 si è tradotta soprattutto in una carenza di liquidità, l’assicurazione transactional risk consente di liberare somme altrimenti destinate ad essere vincolate in escrow a garanzia delle dichiarazioni fornite nel contratto di acquisizione. In generale, in un periodo in cui domina l’incertezza, l’assicurazione nelle operazioni di fusione e acquisizione può rivelarsi particolarmente utile a gestire il rischio che venditori in condizioni finanziarie non facili possano non adempiere obblighi indennitari assunti nei contratti di vendita.

L’impatto del COVID-19 sulla target (si pensi alle difficoltà della catena di approvvigionamento, alle tematiche del lavoro a distanza, e a tutti i casi di business interruption) è oggetto di una specifica due diligence da parte degli assicuratori, che tuttavia non conduce necessariamente ad un’esclusione generale dei rischi variamente collegati alla pandemia, ma semmai ad una definizione del perimetro di copertura calibrata con quell’approccio tailor-made tipico dell’assicurazione in questo settore.

A ben vedere, il contesto attuale può anzi costituire un volano per la transactional risk insurance, tanto che è lecito attendersi un’ulteriore spinta all’innovazione nei prodotti. In Italia queste polizze - per quanto riconducibili, a seconda dei casi allo schema dell’assicurazione perdite pecuniarie o di responsabilità civile - non sono oggetto di una disciplina specifica, tanto che in passato si erano anche ipotizzati profili di incompatibilità rispetto alle prescrizioni del Regolamento ISVAP n. 29/2009[1] sulla classificazione dei rischi all’interno dei rami. Tuttavia nel luglio del 2019 l’IVASS, tramite una FAQ, ha espressamente riconosciuto che le polizze W&I, a certe condizioni, possono trovare spazio nel nostro ordinamento[2]. Sebbene alcune questioni interpretative permangano, la volontà del regolatore di rimuovere le incertezze sull’utilizzo in Italia dell’assicurazione transactional risk, quantomeno nella specie delle polizze W&I, è chiara, essendo ormai riconosciuta la sua natura di efficace strumento per la gestione dei rischi nell’ambito delle operazioni di straordinaria amministrazione. La sfida posta dalla crisi pandemica e dai suoi postumi nell’economia reale costituisce un buon banco di prova.




[1] L’art. 4 del predetto Regolamento con una formulazione non priva di ambiguità, vieta “le coperture destinate a garantire il rimborso di sopravvenienze passive o minusvalenze su elementi patrimoniali derivanti da valutazioni conseguenti ad operazioni straordinarie di impresa”.

[2] Cfr. Bruno Giuffrè, Angelo Borselli, Italy: IVASS clears the way for warranty and indemnity insurance, disponibile al link: https://www.dlapiper.com/en/italy/insights/publications/2019/08/warranty....

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