EBA, con Q&A n. 7084/ 2024, ha chiarito se il servizio consistente nello scambio di token di moneta elettronica con altre cripto-attività debba essere qualificato come scambio di cripto-attività con altre cripto-attività – che rientrano nel solo regime MICAR – o come scambio di fondi con cripto-attività – che potrebbero rientrare in astratto nel regime PSD 2.
In particolare, in futuro, i fornitori di servizi relativi alle criptovalute (CASP) istanti, affermano che offriranno il servizio regolamentato consistente nello scambio di token di moneta elettronica con altre criptovalute.
Tuttavia, dato che i token di moneta elettronica sono un tipo di cripto-asset considerato moneta elettronica (ai sensi dell’art. 48, par. 2 del MICAR), e che la moneta elettronica è da considerarsi come “fondi”, non è del tutto chiaro se i CASP, in questa situazione, scambino cripto-asset (intesi come EMT) con cripto-asset, oppure scambino fondi (cioè EMT) con cripto-asset.
Ciò può avere un impatto sulla conformità di detti CASP alla normativa sui pagamenti (PSD2), poiché se la raccolta di “fondi” avviene per conto di terzi (in casi specifici in cui il CASP agisce da intermediario tra i titolari e i fornitori di liquidità, ad esempio), i CASP dovrebbero essere autorizzati ai sensi della PSD2 o registrati come intermediari ai sensi della stessa direttiva.
Pertanto, chiarire se gli EMT debbano essere considerati fondi o cripto-asset in questa situazione è fondamentale per valutare la conformità complessiva dei modelli di business dei CASP.
EBA, nella risposta alla questione posta, precisa innanzitutto come l’art. 3, par. 1, punto 7, del MiCAR definisce i token di moneta elettronica come “un tipo di cripto-attività che mira a mantenere un valore stabile facendo riferimento al valore di una valuta ufficiale”.
L’art. 3, par. 1, punto 14, del MiCAR definisce i fondi facendo riferimento all’articolo 4, paragrafo 25, della Direttiva (UE) 2015/2366: il concetto di “fondi” di cui all’art. 4, par. 25, della Direttiva (UE) 2015/2366 include la “moneta elettronica”.
L’art. 48, par. 2, del MiCAR prevede che i token di moneta elettronica siano considerati moneta elettronica.
Tuttavia, sebbene i token di moneta elettronica debbano essere considerati moneta elettronica ai sensi dell’art. 48, par. 2, del MiCAR, e quindi essere considerati fondi, essi sono definiti, all’art. 3, par. 1, punto 7, del MiCAR, come un tipo di cripto-asset e dovrebbero quindi essere considerati come tali ai fini della loro interpretazione nell’ambito dei servizi relativi alle cripto-asset disciplinati dal MiCAR.

