È stato pubblicato il Quaderno della rivista dei Dialoghi di Diritto dell’Economia dedicato alla nuova disciplina del credito ai consumatori introdotta dalla Direttiva (UE) 2023/2225 (CCD II) e recepita nell’ordinamento italiano con il d.lgs. 31 dicembre 2025, n. 212.
Il Quaderno raccoglie una serie di contributi, che riprendono il ciclo di seminari dal titolo “Una lettura a più voci della nuova disciplina del credito ai consumatori”, tenutisi presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro nel maggio scorso, di analisi di alcune tra le principali innovazioni apportate al quadro europeo e nazionale del credito al consumo.
L’iniziativa nasce dall’esigenza di soffermarsi sulle rilevanti novità della nuova direttiva del credito ai consumatori, quale risposta alle profonde trasformazioni che negli ultimi anni hanno interessato il mercato del credito retail e che hanno reso necessario un ripensamento della disciplina delineata dalla precedente direttiva 2008/48/CE. La crescente digitalizzazione dei processi di concessione del credito, l’ingresso di nuovi operatori e modelli di business, l’utilizzo sempre più intenso dei dati e di sistemi automatizzati nei processi decisionali, nonché la diffusione di nuove forme di finanziamento hanno infatti modificato significativamente tanto le modalità di accesso al credito quanto i rischi cui il consumatore risulta esposto.
La CCD II si colloca dunque in questo scenario. Alla tradizionale duplice finalità di favorire il buon funzionamento del mercato interno e assicurare un elevato livello di tutela dei consumatori si affianca oggi l’obiettivo di adeguare le regole del credito alle trasformazioni tecnologiche e alle nuove modalità di offerta e distribuzione dei prodotti finanziari. La riforma amplia conseguentemente il proprio campo di applicazione, interviene sugli obblighi informativi, ridefinisce alcuni presupposti della valutazione del merito creditizio e introduce nuovi strumenti di assistenza e consulenza, cercando al contempo di ricondurre entro il perimetro della regolazione fattispecie innovative sino ad oggi rimaste, almeno in parte, ai suoi margini.
Il contributo della Prof. Maria-Teresa Paracampo, associata di diritto dell’economia presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, che apre il Quaderno, propone in questa prospettiva uno sguardo d’insieme sulla nuova disciplina, evidenziandone tanto gli elementi innovativi quanto alcuni significativi disallineamenti normativi e obiettivi ancora rinviati. L’analisi si sofferma, tra l’altro, sul riconoscimento normativo dell’educazione finanziaria, sul ripensamento dell’informativa al consumatore, sulla nuova definizione di intermediario del credito e sui problemi connessi alla relativa operatività transfrontaliera. Una particolare attenzione viene inoltre dedicata al crowdfunding destinato ai consumatori e ai prestiti e mutui green, rispetto ai quali il processo riformatore lascia emergere questioni ancora irrisolte. Proprio il confronto con la disciplina del credito immobiliare consente, peraltro, di evidenziare come l’obiettivo di una maggiore armonizzazione non sia stato perseguito in maniera uniforme: paradigmatico è il caso dell’attività transfrontaliera degli intermediari del credito, rispetto alla quale permane una significativa differenza tra CCD II e Mortgage Credit Directive.
Il secondo contributo, della Prof. Allegra Canepa, associata di diritto dell’economia presso l’Università degli Studi di Milano, affronta invece una delle manifestazioni più rappresentative della trasformazione digitale del credito: il Buy Now Pay Later. L’analisi prende le mosse dalle difficoltà che hanno tradizionalmente accompagnato la qualificazione giuridica di tale servizio, frequentemente presentato dalle piattaforme come semplice modalità di pagamento anziché come forma di accesso al credito. La sua inclusione nel campo di applicazione della nuova disciplina segna pertanto un passaggio particolarmente significativo, tanto sul piano della tutela dell’utente quanto su quello concorrenziale. Il contributo approfondisce altresì le implicazioni derivanti dall’impiego di sistemi di credit scoring e dal raccordo tra CCD II e disciplina europea sull’intelligenza artificiale, mostrando come la regolazione del credito digitale richieda ormai un approccio necessariamente intersettoriale.
Alla valutazione del merito creditizio e alle banche dati è dedicato il contributo della Prof. Francesca Mattassoglio, ordinaria di diritto dell’economia presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca. Con questo scritto l’autrice ha puntualmente sottolineato come la nuova formulazione dell’art. 124-bis TUB superi il carattere estremamente sintetico della precedente disciplina e impone al finanziatore una valutazione “approfondita” della capacità del consumatore di adempiere alle obbligazioni derivanti dal contratto. Ne deriva un quadro assai più dettagliato, che investe non soltanto gli adempimenti procedurali ma anche la natura e la qualità dei dati utilizzabili e, soprattutto, le ipotesi nelle quali la valutazione venga realizzata attraverso trattamenti automatizzati. Il merito creditizio diviene così uno dei principali luoghi nei quali la trasformazione tecnologica del mercato incontra il principio del prestito responsabile e la necessità di limitare l’eccessiva discrezionalità dei finanziatori.
Su un piano strettamente connesso si colloca il contributo del Prof. Giovanni Falcone, associato di diritto dell’economia presso l’Università Telematica Pegaso, dedicato al nuovo servizio di consulenza in materia di credito ai consumatori. Lo studio ricostruisce la disciplina introdotta dall’art. 124.2 TUB e ne approfondisce il rapporto con la valutazione del merito creditizio, interrogandosi sulla possibile riconduzione delle due attività a una comune logica di adeguatezza e di responsible lending. La disciplina del credito ai consumatori sembra così mutuare tecniche di protezione già sperimentate in altri settori del mercato finanziario, a partire dalla consulenza in materia di investimenti e dalla disciplina del credito immobiliare.
Il Quaderno si chiude infine con il contributo del Prof. Roberto Caratozzolo, associato di diritto dell’economia presso l’Università di Messina, in tema di consulenza sul debito, una delle innovazioni più interessanti introdotte dalla CCD II. L’istituto viene analizzato quale strumento di tutela non soltanto successivo all’emersione di una situazione di crisi, ma soprattutto anticipatorio e preventivo, destinato anche ai consumatori che potrebbero incontrare difficoltà nell’adempimento delle proprie obbligazioni. Professionalità e indipendenza dei consulenti, personalizzazione dell’assistenza e carattere multidisciplinare del servizio contribuiscono a delineare un presidio che mira contemporaneamente a prevenire il sovraindebitamento, favorire l’inclusione finanziaria e preservare la sostenibilità del rapporto creditizio.
Considerati nel loro insieme, i contributi raccolti nel Quaderno consentono pertanto di leggere la Direttiva 2023/2225 non soltanto come un intervento di aggiornamento della precedente disciplina sul credito ai consumatori. La riforma sembra piuttosto segnare il progressivo consolidamento di un diverso paradigma regolatorio, nel quale la protezione del consumatore non viene più affidata esclusivamente agli obblighi di trasparenza e alla correttezza formale della fase precontrattuale, ma si estende alla qualità del processo di concessione del credito, alla sostenibilità dell’indebitamento e alla prevenzione delle situazioni di difficoltà.
Da questa prospettiva, valutazione del merito creditizio, consulenza, educazione finanziaria, debt advice e regolazione delle nuove forme digitali di finanziamento non rappresentano interventi isolati, ma differenti manifestazioni di una medesima tendenza: il passaggio da una tutela prevalentemente informativa a una protezione maggiormente sostanziale e preventiva, capace di incidere sulle modalità attraverso le quali il credito viene progettato, distribuito e gestito durante l’intero rapporto con il consumatore. È proprio in questa evoluzione che sembra potersi individuare uno dei tratti più significativi della CCD II e, al tempo stesso, il principale terreno sul quale verificarne in futuro l’effettiva capacità di coniugare innovazione, accesso responsabile al credito e protezione del consumatore.


