Con l’ordinanza n. 9629/2026 la Corte di Cassazione ha ribadito che la mancata adozione della delibera di aumento del capitale sociale, a seguito del conferimento in conto futuro aumento di capitale effettuato dal socio, determina un obbligo restitutorio in capo alla società, escludendo che il medesimo possa incrementare il valore fiscale della partecipazione in ragione della sua natura vincolata.
Nella vicenda, una società deliberava la ricapitalizzazione della propria partecipata, da attuarsi mediante la rinuncia ad un credito vantato nei suoi riguardi, provvedendo contestualmente ad incrementare il conto partecipazione per il medesimo importo.
Tale operazione veniva subordinata all’adozione, da parte della beneficiaria, della delibera di aumento del capitale sociale, la quale, tuttavia, non interveniva. Cionondimeno, la rinunciante non interveniva sulle proprie scritture contabili di modo da far riemergere il credito vantato nei confronti della consociata ed anzi, provvedeva con la cessione delle proprie partecipazioni calcolando la plusvalenza sul valore iscritto a bilancio.
La Cassazione, richiamandosi al proprio precedente secondo cui “le erogazioni in conto di futuro aumento di capitale effettuate da un socio in favore della società, condizionate all’adozione della relativa delibera di aumento capitale entro un determinato termine, nel caso di mancata adozione della delibera, determinano a carico della società l’obbligo di restituzione di quanto erogato dal socio a tale titolo, poiché in tal caso l’erogazione determina un aumento di capitale potenziale, destinato a divenire effettivo soltanto a seguito della delibera di aumento (così Cass., I, n. 31186/2018; n. 24093/2023)”, ha accolto la tesi dell’Agenzia delle Entrate secondo cui il valore della partecipazione, sul quale calcolare la plusvalenza, dovesse essere ritenuto al netto dell’importo oggetto di rinuncia.
In altri termini, con tale ordinanza viene affermato che i versamenti in conto futuro aumento di capitale, pur essendo destinati alla capitalizzazione della società, non incrementano il valore fiscale della partecipazione ceduta. Un tanto in ragione del fatto che, data la loro natura vincolata, in caso di mancata adozione della delibera di aumento del capitale sociale, il socio potrà richiedere la restituzione di quanto versato.
Per tali ragioni, la Suprema Corte ha ritenuto erronea “[l’]appostazione in bilancio di un valore della partecipazione nella medesima società poi ceduta, aumentato esattamente di un importo pari al credito da indebito vantato, non rinvenendosi nel patrimonio della partecipata un effettivo aumento di capitale, mai sottoscritto”.


