Consob ha pubblicato il rapporto 2025 Capital Markets in Italy, che mette in evidenza alcune delle dinamiche strutturali del mercato finanziario italiano.
Il rapporto Consob offre una visione d’insieme dei principali andamenti e dei rischi dei mercati dei capitali italiani, collocandoli in una prospettiva comparata internazionale e alla luce del contesto macroeconomico globale.
Nel quadro economico internazionale, il 2025 è stato caratterizzato da elevata incertezza, alimentata da tensioni geopolitiche e da un ritorno di politiche commerciali più protezionistiche.
Pur a fronte di dazi statunitensi più contenuti rispetto agli annunci iniziali, il commercio internazionale ha mostrato segnali di rallentamento nella seconda parte dell’anno.
I saldi di conto corrente evidenziano un persistente disavanzo degli Stati Uniti, un miglioramento delle posizioni di Giappone e Cina e un saldo positivo dell’area euro, sebbene inferiore alla media di lungo periodo.
I flussi di investimenti diretti esteri (FDI) risultano in crescita nell’Unione europea, con Italia e Svezia tra i Paesi che hanno registrato l’aumento più significativo.
Sul fronte dei mercati finanziari, nel 2025 le borse azionarie hanno mostrato una dinamica complessivamente positiva, pur con episodi di volatilità legati a shock geopolitici e macroeconomici.
In Italia, il mercato azionario:
- continua a essere fortemente concentrato, con un peso dominante di poche grandi imprese sulla capitalizzazione complessiva e sulla liquidità
- la volatilità rimane leggermente superiore a quella dell’area euro, ma su livelli inferiori rispetto alle grandi crisi del passato
- l’equity risk premium in Italia resta strutturalmente più elevato rispetto a Stati Uniti e area euro, riflettendo una maggiore percezione del rischio.
Per quanto riguarda i mercati obbligazionari, il rapporto Capital Markets in Italy segnala un contesto di progressiva normalizzazione dopo le tensioni degli anni precedenti, pur in presenza di nuovi fattori di rischio legati all’aumento del fabbisogno di finanziamento per investimenti tecnologici, in particolare quelli connessi all’intelligenza artificiale, che incidono anche sulla volatilità del credito corporate.
Quanto allo sviluppo strutturale dei mercati dei capitali, il rapporto evidenzia che in Italia persiste una forte dipendenza dal finanziamento bancario, con un utilizzo ancora limitato degli strumenti di mercato da parte delle imprese non finanziarie.
Il rapporto tra finanziamento di mercato e debito bancario resta inferiore alla media europea e nettamente distante dai livelli di Stati Uniti e Regno Unito; anche la dimensione del mercato azionario appare sottodimensionata rispetto al peso dell’economia italiana in termini di PIL.
Il Rapporto evidenzia inoltre:
- una limitata partecipazione delle famiglie italiane ai mercati dei capitali, con una forte preferenza per liquidità e strumenti a basso rischio
- un ruolo crescente, ma ancora insufficiente, di investitori istituzionali e gestori del risparmio nel sostenere investimenti di lungo periodo
- la crescente importanza dei mercati privati, che negli ultimi anni hanno assorbito una quota rilevante dei flussi di finanziamento alle imprese, talvolta a scapito dei mercati regolamentati.
Nel complesso, dal rapporto emerge che il rafforzamento dei mercati dei capitali italiani resta cruciale per sostenere crescita, innovazione e produttività, richiedendo interventi coordinati sul piano normativo, strutturale e della tutela degli investitori, in coerenza con le iniziative europee in materia di Unione dei mercati dei capitali.


