Banca d’Italia ha recentemente pubblicato uno studio sulla gestione dei rischi climatici da parte delle imprese non finanziarie italiane.
L’indagine, condotta a livello aziendale, consente una valutazione più accurata dei rischi climatici e del loro effetto sul merito di credito.
Dall’analisi emergono carenze diffuse nella gestione delle emissioni e dei rischi fisici, nella pianificazione della transizione e nei profili di governance.
Una parte rilevante delle imprese che non dispone di copertura assicurativa tende a sottovalutare il rischio fisico.
Le modalità di gestione del rischio climatico risultano, inoltre, fortemente eterogenee, con differenze riconducibili ai modelli di governance, ai settori di attività e alle aree geografiche.
Lo studio sottolinea, poi, che gli impegni in materia di sostenibilità climatica, in assenza di progressi misurabili, non producono necessariamente effetti positivi sul merito di credito.
Le imprese con migliore standing creditizio mostrano un maggiore coinvolgimento negli investimenti per la riduzione delle emissioni, mentre la misurazione delle emissioni rimane limitata anche in comparti a media e alta intensità emissiva.
Una quota significativa di imprese considera i rischi climatici irrilevanti e non ricorre a strumenti assicurativi, criticità che l’introduzione dell’assicurazione obbligatoria contro eventi catastrofali è destinata a ridurre.
Lo studio evidenzia, infine, che l’impiego dei dati raccolti consente di superare i limiti delle approssimazioni settoriali, rafforzando la valutazione dei rischi di transizione e dei rischi fisici all’interno del sistema ICAS.
In questo senso, l’integrazione di informazioni granulari migliora la capacità di incorporare i rischi climatici nella valutazione del merito di credito, rendendo, così, il processo maggiormente coerente con gli standard dell’Eurosistema.

