Banca d’Italia ha pubblicato i risultati dell’indagine sulle aspettative di inflazione e crescita relative al terzo trimestre 2026, condotta tra il 25 agosto e il 18 settembre 2026 presso imprese dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti.
Dall’indagine, è emerso che nel terzo trimestre si è attenuata la percezione negativa sulla situazione economica generale, pur restando peggiore rispetto ai livelli precedenti l’inizio della guerra in Medio Oriente.
La domanda complessiva di prodotti e servizi ha mantenuto un andamento positivo, sostenuta soprattutto dalla componente estera, mentre quella interna ha mostrato un indebolimento. L’andamento della domanda è risultato più debole nell’industria in senso stretto, mentre servizi e costruzioni hanno registrato una sostanziale tenuta.
Gli effetti del conflitto e della chiusura dello stretto di Hormuz sulla domanda sono rimasti contenuti, incidendo maggiormente sui costi degli input produttivi, in particolare quelli energetici, il cui aumento è stato segnalato da oltre l’80% delle imprese.
Tra le aziende interessate dai rincari, circa il 45% non ha adottato specifiche strategie di risposta; le altre hanno fatto ricorso, a seconda del settore, all’autoproduzione di energia o alla sostituzione dei fornitori e alla rinegoziazione dei contratti.
Per il quarto trimestre, le imprese mantengono prospettive sfavorevoli sulle proprie condizioni operative, soprattutto a causa dell’incertezza economica e politica e dall’andamento dei prezzi del petrolio. Rimangono invece positive le aspettative sulla domanda, in particolare quella estera, e la crescita dell’occupazione, seppure più contenuta rispetto allo scorso anno.
I programmi di investimento per il 2026 restano espansivi, nonostante condizioni ancora poco favorevoli, soprattutto per le imprese di minori dimensioni. L’accesso al credito è rimasto stabile e la liquidità attesa è considerata complessivamente adeguata.
I prezzi di vendita hanno continuato a crescere in tutti i comparti e le imprese prevedono ulteriori aumenti nei prossimi dodici mesi, principalmente a causa dei rincari delle materie prime. Le imprese colpite dagli aumenti riconducibili al conflitto dichiarano in larga parte di averli trasferiti, totalmente o parzialmente, sui prezzi di vendita. Le aspettative di inflazione restano sostanzialmente stabili, con una lieve riduzione nel breve periodo.


