Banca d’Italia ha pubblicato l’audizione del 23 aprile 2026 del proprio Capo Dipartimento Vigilanza Bancaria e finanziaria, Giuseppe Siani, alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo, in merito alle vicende che hanno interessato Banca Progetto.
Il Capo dipartimento descrive in particolare la nascita della banca e lo sviluppo della sua operatività nel corso degli ultimi anni, unitamente all’attività di vigilanza svolta da Banca d’Italia sui principali profili tecnici.
Preliminarmente, nell’audizione si ricorda che, a partire dal dicembre 2018, a seguito della nomina di un nuovo Amministratore delegato, la banca aveva avviato una profonda revisione del proprio modello operativo, definendo un nuovo piano industriale incentrato su un modello di “banca specializzata”, caratterizzato soprattutto dallo sviluppo dell’attività di prestito in prevalenza mediante finanziamenti a piccole e medie imprese (PMI) con garanzia del Fondo Centrale di Garanzia (FCG) e della SACE, e prestiti ai privati garantiti dalla cessione del quinto dello stipendio (CQS).
Nel periodo pandemico questo modello operativo aveva consentito alla banca di sostenere le imprese affidate anche a distanza e di contenere i tempi di erogazione dei finanziamenti, favorendo una rapida espansione degli impieghi: dal dicembre del 2019 al dicembre 2021 gli impieghi garantiti dal FCG e dalla SACE erogati dalla banca alle PMI aumentano in media di oltre il 300% all’anno, contro il 185% registrato dall’intero sistema bancario.
Questa espansione aveva quindi determinato un rilevante miglioramento della redditività, da 7 milioni di euro di perdita nel 2019 a un utile di 41 milioni nel 2021.
Quanto alla vigilanza di Banca d’Italia sulla banca, gli esiti dell’ispezione avviata nel 2021 e conclusa nel 2022 avevano fatto emergere un quadro già segnato da criticità rilevanti nei presidi organizzativi, nei controlli interni e nella gestione del rischio di credito.
In tale contesto, l’Autorità aveva quindi formulato rilievi puntuali e articolati, richiamando la necessità di un rafforzamento tempestivo dei sistemi di controllo, di un miglioramento dei processi di concessione e monitoraggio dei finanziamenti e di una maggiore coerenza tra crescita degli impieghi e capacità operativa della struttura.
Particolare attenzione era inoltre stata posta sulle carenze in materia di antiriciclaggio (AML/CFT), con evidenza di debolezze nei processi di adeguata verifica della clientela, nella profilatura del rischio e nei flussi informativi interni, nonché nella capacità di intercettare operazioni anomale.
Banca d’Italia sollecitava pertanto l’adozione di interventi correttivi strutturali e verificabili, sottolineando l’esigenza di un rafforzamento complessivo del sistema dei controlli e della funzione antiriciclaggio, che costituiranno il perimetro delle successive azioni di vigilanza.
A partire dal 2023, la vigilanza di Banca d’Italia su Banca Progetto si intensificava in ragione delle criticità emerse già con l’ispezione 2021-2022, pur conclusa con giudizio “parzialmente sfavorevole”.
Nel corso del 2023, Banca Progetto presentava piani di rafforzamento patrimoniale e organizzativo, assicurando alla vigilanza il miglioramento dei presidi di controllo, del monitoraggio creditizio e della gestione dei rischi; tuttavia, emergono elementi di attenzione rilevanti:
- rischio di leva finanziaria, con coefficiente prossimo al limite regolamentare (3,2% vs soglia 3%)
- disallineamenti nella classificazione del credito, con posizioni considerate meno rischiose dalla banca ma segnalate come deteriorate da altri intermediari
- ritardi nell’implementazione dei sistemi di monitoraggio, nonostante dichiarazioni rassicuranti degli organi aziendali.
Banca d’Italia, pur prendendo atto dei progressi dichiarati, segnalava tuttavia come molte iniziative risultassero ancora in fase sperimentale, mantenendo quindi un approccio di vigilanza ravvicinata.
Nel 2024, il quadro è poi peggiorato sensibilmente, in quanto la vigilanza rilevava:
- ulteriore deterioramento del credito, con NPL ratio salito al 9,3%
- necessità di adottare politiche di crescita più prudenti e di rafforzare il monitoraggio dei rischi, inclusi quelli legali legati ai finanziamenti garantiti dallo Stato
- persistenti carenze nei presidi AML/CFT, nonostante ripetute richieste di intervento.
Un punto di svolta si è poi verificato nell’ottobre 2024, quando il Tribunale di Milano disponeva, ai sensi dell’art. 34, comma 1, del d.lgs. 159/2011, l’amministrazione giudiziaria della banca, rilevando l’erogazione di finanziamenti (circa 10 milioni) a soggetti collegati alla criminalità organizzata: il provvedimento, in particolare, evidenzia che tali fatti sarebebro riconducibili a gravi carenze nei processi creditizi e nei controlli, nonostante le precedenti sollecitazioni della Banca d’Italia e della UIF.
A seguito di tali eventi, Banca d’Italia avviava una nuova ispezione (ottobre 2024 – aprile 2025), con esiti particolarmente critici:
- le informazioni fornite dagli organi aziendali risultano non coerenti con la realtà
- significativa sottostima dei crediti deteriorati e delle perdite attese
- deficit patrimoniale rilevante, con Total Capital ratio ridotto al 9,3% (vs 13,9% segnalato) e leverage ratio al 1,9% (sotto il minimo normativo)
- gravi carenze nei controlli AML e nei processi di concessione e monitoraggio del credito.
Alla luce di tali risultanze, nel marzo 2025 Banca d’Italia disponeva, ai sensi dell’art. 70 TUB, lo scioglimento degli organi e l’avvio dell’amministrazione straordinaria, segnando la fine della gestione ordinaria.
Nel prosieguo del 2025, venivano quindi avviati procedimenti sanzionatori per carenze gestionali e AML, nonché azioni di responsabilità verso gli ex esponenti aziendali.
La crisi viene affrontata tramite un intervento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), che – applicando il criterio del “minor onere” – sostiene un’operazione di ricapitalizzazione e cessione a un gruppo di banche significative, dopo una due diligence che stima un fabbisogno patrimoniale complessivo fino a 750 milioni di euro.
L’operazione si struttura in due fasi principali, tra loro strettamente coordinate sotto il profilo tecnico e finanziario.
In una prima fase, viene realizzata una profonda pulizia dell’attivo, attraverso:
- la cessione pro-soluto di un portafoglio di crediti deteriorati pari a circa 2,6 miliardi di euro a una società veicolo, finanziata mediante titoli sottoscritti da un fondo partecipato da AMCO S.p.A. e dalle stesse 5 banche significative
- due operazioni di cartolarizzazione su ulteriori portafogli di crediti (circa 1 miliardo e 2,4 miliardi di euro), i cui titoli vengono sottoscritti dalle banche acquirenti e da Mediocredito Centrale. Tale fase è funzionale non solo alla riduzione del rischio di credito, ma anche al ripristino di un modello operativo sostenibile, depurato dalle esposizioni più problematiche.
In una seconda fase, si procede alla ricapitalizzazione della banca, inizialmente mediante intervento del FITD (che effettua anche un versamento anticipato di 150 milioni di euro), e successivamente attraverso la sottoscrizione di un aumento di capitale più ampio, necessario a coprire un fabbisogno complessivo stimato – anche alla luce delle risultanze della due diligence – fino a circa 750 milioni di euro, tenuto conto delle perdite attese e dei rischi legali connessi al portafoglio crediti.
A valle della ricapitalizzazione, era prevista la cessione del controllo della banca alle 5 banche significative, che acquisivano una partecipazione pari al 90% più un’azione, a fronte di un corrispettivo pari a 40 milioni complessivi, mentre il FITD manteneva una quota residuale inferiore al 10%, assumendo altresì una parte significativa dei rischi tramite garanzie sulle attività cedute e sulle esposizioni deteriorate residue.
L’operazione si caratterizzava quindi per una forte condivisione dei rischi tra sistema bancario e FITD, nonché per una chiara finalità di stabilizzazione, perseguita mediante la drastica riduzione delle criticità pregresse e la ridefinizione del modello di business della banca, che – secondo il piano industriale 2026-2030 – sarà orientato a una crescita prudente, al rafforzamento dei controlli interni e a un progressivo riequilibrio della struttura della raccolta.
Nel 2026, conclusa l’amministrazione straordinaria, la banca viene ristrutturata con un modello più prudente, basato su riduzione dei rischi, rafforzamento dei controlli e contenimento della crescita.


