La Banca d’Italia ha pubblicato lo studio intitolato “Geopolitical risk, banks’ exposure and supervisory assessment framework“, diffuso nella collana Questioni di Economia e Finanza, n. 1052, nel quale illustra l’impatto dell’incertezza geopolitica sui rischi bancari e il relativo quadro di valutazione di vigilanza per gli enti meno significativi (Less Significant Institutions – LSI).
Dall’analisi emerge che gli sviluppi geopolitici costituiscono un fattore persistente e strutturale dell’ambiente operativo degli istituti bancari. La rilevanza prudenziale dell’incertezza geopolitica non deriva dall’esistenza di una distinta categoria di rischio autonomo (standalone), bensì dalla sua capacità di agire quale amplificatore di vulnerabilità già consolidate nei bilanci bancari. Tale impostazione risulta coerente con l’approccio del Meccanismo di vigilanza unico (Single Supervisory Mechanism – SSM) e della vigilanza europea, che inquadrano i fattori geopolitici quali elementi trasversali (cross-cutting drivers).
L’incertezza geopolitica si caratterizza per essere eterogenea, non lineare e trasmessa prevalentemente attraverso canali indiretti, propagandosi su entrambi i lati del bilancio degli intermediari finanziari.
La trasmissione dell’incertezza geopolitica, secondo lo studio di Banca d’Italia, risulta particolarmente incisiva per gli enti meno significativi (Less Significant Institutions – LSI), la cui esposizione è incorporata nelle strutture economiche interne, nelle concentrazioni settoriali, nelle vulnerabilità dei prenditori di fondi e nelle dipendenze operative. In questo contesto, l’approccio di vigilanza della Banca d’Italia integra le valutazioni geopolitiche all’interno del quadro prudenziale ordinario, rilevando che l’incertezza si riflette in via indiretta su una pluralità di profili prudenziali:
- il deterioramento della qualità del credito e l’adeguatezza degli accantonamenti
- il riposizionamento dei prezzi di mercato (market repricing) e gli stress di liquidità
- l’instabilità e la sostenibilità della provvista (funding)
- le interruzioni operative e le debolezze nei sistemi di governance
- l’impatto complessivo sulla domanda di capitale.
Sotto il profilo analitico, lo studio definisce un modello strutturale originale ispirato all’analisi dei titoli condizionati (contingent claims analysis) e all’approccio di Merton, adattato alle specificità dell’attività bancaria.
Rispetto allo schema di Merton ordinario, la proposta teorica introduce l’eterogeneità delle classi di attivo, le dinamiche delle passività, costi di provvista endogeni e una struttura dei flussi di pagamento (payout).
Lo schema non intende effettuare una misurazione in senso stretto, bensì spiegare l’impatto dell’incertezza sul rendimento degli attivi, sulla volatilità, sulle condizioni di funding, sulla distanza dal dissesto (distance to default) e sul valore del capitale proprio (equity), sostenendo la valutazione di vigilanza e l’analisi di scenario in contesti di incertezza fondamentale.


