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Stablecoin: rischi e buone pratiche

4 Marzo 2026
Di cosa si parla in questo articolo

E’ stato di recente pubblicato un rapporto da FATF/GAFI (Financial Action Task Force) in merito ai rischi connessi all’uso improprio di stablecoin attraverso transazioni peer-to-peer tramite portafogli non ospitati.

In tale contesto, l’istituto definisce una serie di raccomandazioni per rafforzare i controlli a tutela dell’integrità del sistema finanziario.

Il FAFT, come noto, è l’istituto intergovernativo che definisce le strategie di lotta al riciclaggio, di finanziamento al terrorismo e la proliferazione di armi di distruzione di massa.

L’istituto, dapprima, evidenzia come le stablecoin risultino essere in forte espansione. Tale moneta rappresenta l’84% del volume illecito di transazioni di asset virtuali nel 2025, spesso utilizzando portafogli non ospitati e complesse tecniche di riciclaggio volte ad oscurare l’origine dei fondi.

La stabilità dei prezzi, la liquidità e l’interoperabilità delle stablecoin da un lato favoriscono il loro utilizzo legittimo, mentre dall’altro le rendono appetibili per l’uso illecito.

Le attività illecite che vengono realizzate tramite questi asset possono consistere nel finanziamento del terrorismo e nel riciclaggio di proventi di ransomware, phishing e altri reati informatici anche da parte di gruppi di criminali informatici legati allo Stato.

Solo un numero limitato di giurisdizioni ha adottato degli strumenti normativi utili a disciplinare le stablecoin, tenendo conto delle caratteristiche che li distinguono dagli altri asset virtuali.

Tuttavia, il rapporto non invita le giurisdizioni ad adottare normative al riguardo, bensì a riconoscere i rischi che tale asset presenta e adottare misure di mitigazione proporzionate ed efficaci.

In particolare, si evidenzia la necessarietà di predisporre obblighi in materia di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo in capo agli emittenti di stablecoin, i VASP intermediari, gli istituti finanziari e gli altri partecipanti rilevanti.

In aggiunta, il rapporto evidenzia delle buone pratiche da adottare sia dalle giurisdizioni che dal settore privato, tra cui:

  • Richiedere agli emittenti di stablecoin di adottare controlli tecnici e di governance basati sul rischio, garantendo che possano congelare, rimuovere permanentemente dalla circolazione e ritirare/prelevare stablecoin e una due diligence del cliente al momento del riscatto e implementare smart contract controls (“controlli intelligenti” sui contratti)
  • Sviluppare capacità tecniche da parte delle autorità di vigilanza e di contrasto, in merito alle funzionalità degli smart contract, meccanismi di transazione cross-chain, strumenti di analisi blockchain e monitoraggio dei rischi derivanti dalle transazioni peer-to-peer tramite portafogli non ospitati
  • Garantire la cooperazione nazionale e internazionale per consentire un rapido scambio di informazioni
  • Istituire partenariati pubblico-privati ​​per rafforzare la cooperazione.
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