La Commissione europea ha presentato il nuovo pacchetto di proposte normative (c.d. pacchetto Omnibus o Omnibus package), da presentare a Consiglio e Parlamento UE, per semplificare le norme UE in materia di rendicontazione e due diligence di sostenibilità, con particolare riferimento alla CSRD ed alla CSDDD, al fine di stimolare la competitività, sbloccare ulteriori capacità di investimento, e ridurre gli oneri amministrativi complessivi di almeno il 25%, e del 35% per le PMI.
Il pacchetto Omnibus, che riunisce proposte in diversi settori legislativi correlati, riguarda, fra gli altri, la semplificazione nei seguenti settori di interesse per l’ambito finanziario e societario:
- della rendicontazione finanziaria sostenibile
- della due diligence della sostenibilità
- della tassonomia dell’UE
Le proposte del pacchetto Omnibus sono volte a ridurre la complessità dei requisiti dell’UE per tutte le imprese, in particolare le PMI e le piccole società a media capitalizzazione e concentreranno il quadro normativo sulle imprese più grandi, che probabilmente avranno un impatto maggiore sul clima e sull’ambiente, consentendo al contempo alle imprese di accedere a finanziamenti sostenibili per la loro transizione pulita.
Le proposte sono composte da:
- Una proposta di Direttiva che modifica le Direttive (UE) 2022/2464 e (UE) 2024/1760 per quanto riguarda le date a partire dalle quali gli Stati membri devono applicare determinate norme in materia di rendicontazione della sostenibilità e di due diligence delle imprese
- Una proposta di Direttiva che modifica le Direttive 2006/43/CE, 2013/34/UE, (UE) 2022/2464 e (UE) 2024/1760 per quanto riguarda gli obblighi di rendicontazione della sostenibilità delle imprese e di due diligence
Nello specifico, le principali modifiche alla Direttiva (UE) 2022/2464 sulla rendicontazione di sostenibilità (CSRD) sono volte a:
- eliminare circa l’80% delle aziende dall’ambito di applicazione della CSRD, concentrando gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità sulle aziende più grandi che hanno maggiori probabilità di avere un impatto sulle persone e sull’ambiente
- garantire che gli obblighi di rendicontazione della sostenibilità per le grandi aziende non gravino sulle aziende più piccole della loro catena del valore
- posticipare di due anni (fino al 2028) gli obblighi di rendicontazione per le aziende che attualmente rientrano nel campo di applicazione della CSRD e che sono tenute a rendicontare a partire dal 2026 o dal 2027
- ridurre l’onere degli obblighi di rendicontazione della tassonomia UE e limitarlo alle aziende più grandi (corrispondenti all’ambito di applicazione della CSDD), mantenendo la possibilità di rendicontazione volontaria per le altre grandi aziende che rientrano nel futuro ambito di applicazione della CSRD
- introdurre la possibilità di rendicontare le attività parzialmente allineate alla tassonomia UE, favorendo una graduale transizione ambientale delle attività nel tempo, in linea con l’obiettivo di incrementare i finanziamenti di transizione per aiutare le imprese nel loro percorso verso la sostenibilità
- introdurre una soglia di materialità finanziaria per la rendicontazione della tassonomia e ridurre i modelli di rendicontazione di circa il 70%
- introdurre semplificazioni ai più complessi criteri quale quello di “Non arrecare danni significativi” (DNSH) per la prevenzione e il controllo dell’inquinamento legato all’uso e alla presenza di sostanze chimiche, che si applicano orizzontalmente a tutti i settori economici nell’ambito della Tassonomia UE
- adattare, tra gli altri, il principale indicatore chiave di performance delle banche basato sulla tassonomia, il Green Asset Ratio (GAR): le banche potranno escludere dal denominatore del GAR le esposizioni relative a imprese che non rientrano nel futuro campo di applicazione della CSRD (ad esempio, imprese con meno di 1000 dipendenti e 50 milioni di euro di fatturato).
Le più rilevanti modifiche alla Direttiva (UE) 2024/1760 sulla due diligence di sostenibilità (CSDDD) sono invece volte a:
- semplificare gli obblighi di due diligence in materia di sostenibilità in modo che le aziende che rientrano nel campo di applicazione evitino complessità e costi inutili, ad esempio concentrando gli obblighi sistematici di due diligence sui partner commerciali diretti e riducendo la frequenza delle valutazioni periodiche e del monitoraggio dei loro partner da annuale a quinquennale, con valutazioni ad hoc ove necessario
- ridurre gli oneri e gli effetti di trascinamento per le PMI e le piccole società a media capitalizzazione, limitando la quantità di informazioni che possono essere richieste come parte della mappatura della catena del valore da parte delle grandi aziende
- aumentare ulteriormente l’armonizzazione dei requisiti di due diligence per garantire condizioni di parità in tutta l’UE
- eliminare le condizioni di responsabilità civile dell’UE, mantenendo il diritto delle vittime al pieno risarcimento dei danni causati dalla non conformità e proteggendo le aziende da un eccessivo risarcimento, in base ai regimi di responsabilità civile degli Stati membri
- dare alle aziende più tempo per prepararsi a rispettare i nuovi requisiti, posticipando di un anno (al 26 luglio 2028) l’applicazione dei requisiti di due diligence di sostenibilità per le aziende più grandi e anticipando di un anno (al luglio 2026) l’adozione delle linee guida.
Il pacchetto Omnibus sarà ora sottoposto all’esame e all’adozione del Parlamento europeo e del Consiglio, ed entreranno in vigore una volta che i colegislatori avranno raggiunto un accordo sulle proposte e dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE.
In linea con la comunicazione sulla semplificazione e l’attuazione pubblicata l’11 gennaio 2024, la Commissione invita i colegislatori a trattare il pacchetto omnibus con priorità, in particolare la proposta di rinvio di alcuni obblighi di informativa nell’ambito della CSRD e il termine di recepimento nell’ambito della CSDD, in quanto mirano a rispondere alle principali preoccupazioni individuate dalle parti interessate.